Villa Selmi

 

Villa Selmi

 

Villa Selmi ora Rondina detta il 'Palazzone'

Nelle Perticazioni del 1521 risulta che il 'magnifco Zuan Foscari' possedeva un casamento nel luogo dove sorge l'attuale villa e nelle Perticazioni del 1546 si parla appunto di un 'Palazzo della Foscara'. Nelle Perticazioni del 1570 il palazzo risulta di proprietà dei Donà mentre a metà del Settecento esso apparteneva ai Turolla.(1) Dei Turolla appare anche nei Catastici del 1775(2).
L'ultimo dei Turolla proprietari fu Giuseppe che morì nel 1811 senza lasciare un successore. La villa passo allora a Francesco Piccinati che aveva sposato una Caterina Turolla; nel 1814, la loro figlia Paola andò in moglie a Carlo Selmi che possedeva altre vaste proprietà e questa famiglia, segnalatasi per opere di bonifica, per patriottismo e mecenatismo, ha lasciato il nome con cui la villa fino a tempi recenti è stata ricordata.

Se possiamo escludere nel modo più assoluto che l'edificio attuale sia quello a cui si riferiscono le prime Pertificazioni, e tuttavia indicativa la presenza di una dimora al posto dell'attuale villa che potrebbe averne inglobata qualche struttura. In ogni caso l'edificio che noi vediamo sembra risalire alla fine del secolo XVI ed ha subito restauri in epoche successive. Uno di questi restauri, e forse il piu radicale, venne probabilmente compiuto quando ne divennero proprietari i Selmi, dopo il 1814, ed esso sembra essere stato imposto dallo stato della villa e delle proprietà, sconvolte da precedenti alluvioni del Po.

L'edificio presenta la pianta tradizionale, con due grandi saloni centrali che uniscono le facciate, uno al piano terra e uno al piano nobile, ai lati dei quali si aprono le varie stanze. Si accede al piano superiore attraverso un'ampia scala a due rampe coperte da volte a botte. I soffitti sono lignei con travature a vista.

All'esterno l'edificio non presenta caratteristiche architettoniche di grande rilievo, ove si prescinda dall'armonia delle sue misure e della sua compostezza. La parte centrale è messa in evidenza dal timpano coronato da vasi in pietra, da una lieve aggettazione, dal balcone centrale incorniciato e dal portale d'ingresso. Le finestre sono molto regolari e sobrie mentre assumono valore decorativo le canne fumarie di due camini che percorrono tutta la facciata. Vanno ancora segnalate le inferriate che ornano le finestre al piano terra.

All'interno l'edificio presenta un'analoga armonia di proporzioni e oltre ai soffitti occorre ricordare i portali relativi alle scale e agli accessi dai saloni alle stanze, sagomati con eleganza, e le porte del salone del piano nobile decorate con motivi pompeiani.

Si tratta nell'insieme di uno dei più validi esempi di dimora signorile che, senza possedere la complessità e le ambizioni architettoniche delle grandi ville, ne possiede tuttavia il decoro. Del resto lo stesso nome di Palazzone può essere sufficientemente indicativo per la classificazione dell'edificio.

Sul lato nord della villa sorgeva una cappella da tempo demolita di cui si conserva una campana.

Rimangono invece a chiudere l'antica corte le scuderie che sono congiunte alla villa da un rustico ottocentesco.

Sul lato ovest si innalza un rustico adibito originariamente al ricovero dei cani e attualmente trasformato in serra con una facciata ornata da frontone triangolare coeva a quella della villa. Sul lato opposto, a est, lungo l'argine della Fossa, doveva ergersi un muro, Oggi scomparso, ornato dalle palle di granito che oggi, in numero di sedici, sono state collocate a decorare il viale d'entrata della villa. Esiste nel paese ancora il ricordo tramandato di questo muro ornato da palle, muro le cui fondazioni, sotto l'attuale piano stradale, sembra siano state messe allo scoperto durante la rotta del Po del 1951. Anche la conformazione di questa corte antistante la villa potrebbe essere messa in relazione con le indicazioni del documento catastale del 1488.

Il complesso è arricchito da un portale a levante, dai giardini e da un grande parco per il quale è stato ripetutamente avanzato il nome dello Jappelli. Il parco, di impronta romantica, risale certamente all'epoca in cui lavorava l'architetto specialista in questo genere e nella pittoresca varietà dei percorsi presenta soluzioni degne della sua fantasia.

Sotto il piano di coltivazione di un campo adiacente al parco sono stati trovati numerosi brusoni, cioe mattoni vetrificati per eccesso di cottura che testimoniano l'esistenza di una fornace creata appositamente per la costruzione della villa. Tali resti deformi sono stati ampiamente usati per delimitare le aiuole del giardino e per decorare il parco.


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